Wednesday, January 20, 2010

-- | The silent Vietnam war

PASSO IN RASSEGNA TUTTE LE MIE COSE. I miei vestiti, i miei orologi, le mie scarpe, i miei telefoni, tutto. E' un indizio di come va il mondo ed è uno di quegli indizi che abbiamo sotto gli occhi tutti i giorni, ma non ci facciamo troppo caso. O semplicemente non ce ne frega un cazzo. Non ci frega un cazzo di molte cose e siamo comunque persone normalissime, cittadini normalissimi.
I LOOK AT ALL MY STUFF. My clothes, my watches, my shoes, my phones, everything. It's a clue of how the world works and it's one of those clues we have everyday in front of our eyes, but we don't pay too much attention to it. Or simply we don't fucking care. We don't fucking care of many things and still we are normal people, normal citizens.

Tre cose dei nostri acquisti ci dicono chi siamo e quanto male o bene facciamo: il materiale di fabbricazione, dove è stato fabbricato e, infine, chi si becca la grana. A+B+C=D ci da una delle più importanti unità di misura, indice di valutazione di noi bravi homo consumens. Non l'unico certo, ma sicuramente uno degli indicatori più affidabili nella misurazione della nostra stronzaggine.
Three things of things we buy tell us who we are and how good we are: the material, where it has been made and, in the end, who gets the money. A+B+C=D gives us one of the most important unit of measure, indicator to measure us homo consumens. Not the only one, of course, but one of the most precise indicator of our asshole-ness.

Ho indosso un maglione grigio comprato a Londra: 100% cotone, made in Bangladesh e distribuito da una catena di abbigliamento svedese. Sono mediamente stronzo, almeno è di cotone (pare). La mia calda sciarpa è invece 50% acrilico 50% lana, fatta da sapienti manine cinesi ed il ricavato va sempre nelle tasche di qualche suddito di Carlo Gustavo. Sono un po' più stronzo di prima, con l'acrilico ho perso qualche punto.
Le mie mutande Tommy, 95% cotone 5% lycra, made in U.S.A. ma acquistate in una bancarella tra lo smog di Sukhumvit Road, Bangkok. Almeno il Sr.Tommy non ha visto un centesimo, cazzo!
E ancora i miei jeans. Diesel, 100% cotone, unici nel suo genere in quanto l'etichetta riporta "made in Italy". Una delle due. L'altra, "made in Thailand". Quanto sono stronzo stavolta? Non lo so, spero non troppo. Spero che i miei 750 Baht siano andati ad una famiglia di poveri diavoli thailandesi che si guadagnano il pane falsificando jeans e magliette.
Sui calzini non ho scritto niente, ma si bucano dopo una settimana ed i soldi, ancora una volta, vanno a finire in qualche banca di Stoccolma.
I wear a grey jumper I bought in London: 100% cotton, made in Bangladesh for a Swedish company. I am an average asshole, at least it's cotton (they say). My warm scarf is 50% wool 50% acrylic, made by expert little Chinese hands and the money ends once again in the pockets of some Karl Gustav's citizen. I am worse than before, I lost points with the acrylic.
My Tommy underwear, 95% cotton, 5% lycra, made in USA but I bought it in a stand in the smog of Sukhumvit Road, Bangkok. At least Mr.Tommy didn't get a penny, wtf!!
And again, my jeans. Diesel, 100% cotton, unique ones because the label says "made in Italy". One of them. The other one, "made in Thailand". How dumb am I this time? I don't know, I hope not too much. I hope that my 750 Baht went to a family of poor Thai workers who live forging jeans and T-shirts.
There is no label on my sockets, but they last one week without holes, and once again my money goes to a bank in Stockholm.

Le scarpe che indosso sono in pelle (?) e tela, fatte nella gloriosa Repubblica Socialista del Vietnam. Ma gli introiti finiscono nel paese più libero del mondo. La guerra del Vietnam non è finita nel 1975 e i libri di storia dicono un mucchio di cazzate. Alla fine la spunta sempre lo zio Sam. Perchè combattere l'Orda Rossa con napalm ed elicotteri quando bastano scarpe da ginnastica, pollo fritto ed hamburgers?
My shoes are of leather (?) and fabric, made in the glorious Socialist Republic of Vietnam. But the money goes to the most free country of the world. The Vietnam War didn't end in 1975 and history books tell a lot of bullshit. In the end Uncle Sam always wins. Why to fight the Red Horde with napalm and elicopters when it's enough to use gim shoes, fried chicken and hamburgers?

QUOTE OF THE DAY | Globalization is a fact of life. But I believe we have understimated its fragility. Kofi Annan, 2001 Nobel Peace Prize

Monday, January 11, 2010

-- | London callin'

HO VOGLIA DI SCRIVERE. Ho voglia di scrivere tanto, e bene. Ho voglia di scrivere un articolo, un saggio, una novella o un romanzo con cui possa lacerare questa coperta soffocante e pruriginosa della vita quotidiana, con cui possa gridare e sfogarmi, dare una risposta a tutti i perchè che mi tormentano dall'alba al tramonto e dal tramonto all'alba.
I WANT TO WRITE. I want to write a lot, and good stuff. I want to write an article, an essay, a short story or a novel to cut this suffocating and itchy blanket of daily life, to yell and give vent to my feelings, to give an answer to all the doubts that press upon me from dawn till dusk, from dusk till dawn.

Ho 33 anni, sono cresciuto, sono un uomo. Eppure tutto quello che faccio è volare da una città all'altra, da un aeroporto all'altro e vedere gente tutta diversa e tutta uguale nella sua piccolezza e nella sua superficialità, affannati a rincorrere il nulla per tentare di riempire il vuoto delle loro esistenze.
Non ho voglia di parlare con loro, di starli a sentire; devo fare un grosso sforzo per non annoiarmi e finisco per annoiarmi ugualmente. Anche quando si tratta di persone più interessanti della media, anche se sono ragazze carine, puntualmente sopraggiunge la noia e la pochezza dei loro discorsi.
I am 33, I'm a grown up, I am a man. But all I do is to fly from a city to another, from an airport to another and to see any kind of people, all different but all similar in their meanness and their superficiality, busy in hunting down the thin air in the effort of filling up the void of their existences.
I dont want to talk with them, to listen to them; I must control myself to not get bored and I end up getting bored all the same. Even if there are persons over the average, even if they're cute girls, the boredom and emptyness of their words shows up, as usual.

Ho parlato per qualche minuto con Rocio, impiegata di Terravision nell'aeroporto di Girona: disponibile, gentile, mediamente carina. Eppure era un discorso nato per ammazzare il tempo in attesa dell'imbarco, e morto così rapidamente come era iniziato, senza colore e senza un reale interesse.
A bordo del volo che mi sta portando a Londra c'è Deborah, una hostess moretta dalle forme sinuose e sguardo penetrante, tuttavia non provoca in me nessun interesse se non il desiderio primigenio ed istintivo di darle un paio di bottarelle, ma più per sport che per altro. Penso che potrei conoscerla con facilità, quasi mi sembra di sapere tutti i dettagli della vita che conduce nella città-prigione per i cabin crew che lavorano a Stansted e che risponde al nome di Bishop's Gate: appartamento condiviso con qualche collega, salario al limite della sopravvivenza come si conviene alle nuove reclute, parecchie giornate di lavoro sfibrante a caricare e scaricare passeggeri come se fossero capi bovini e qualche triste serata di similsvago al "Chicago" in cerca di sesso facile con qualche collega allupato, da mascherare la mattina seguente come un errore dovuto all'alcol e mettere così a tacere la coscienza con una facile bugia.

Dov'è la grandezza in tutto ciò, amici miei? Quanti di noi possono analizzare le proprie vite e trovarvi anche solo qualche grammo di gloria, di immortalità o di vita vera? Siamo così occupati a vivere che non abbiamo l'accortezza di provare ad assaporare il gusto di vivere.
Viaggiare non fa che accentuare l'insensatezza della mia condizione, perchè più viaggio e più cresce l'irrequietudine di non conoscere i sentieri dell'animo.

Ho ripreso a leggere molto, come facevo ai tempi del liceo, quando ancora Internet e l'avvento dell'era digitale non mi avevano tolto questo piacere. Sto leggendo i Classici: Stevenson, Dickens, London, Defoe, alla ricerca di un'ispirazione, di uno spirito che guidi la mia mente e la mia mano a raggiungere nobili traguardi e ad esprimere con la stessa pienezza di quegli autori le centinaia di migliaia di pensieri che attraversano le mie sinopsi a velocità stellari.
Pensavo che tutti conosciamo i grandi romanzi, di fama. Chissà perchè tutti ne abbiamo sentito parlare ma quasi nessuno di noi li ha mai letti. E' giunta l'ora per me di ovviare a questa mancanza ed estrapolare da tutte queste opere ciò che di più alto hanno da insegnare. E forse quegli insegnamenti potranno accendere un fuoco nel ghiacciaio della mia mente e lo scioglieranno per farne scaturire fiumi di pensieri impetuosi e devastanti, per far scorrere il fuoco dell'acqua della vita nelle vene del mio corpo sopito ed inerte, per farmi trascendere giornate scandite da decolli ed atterraggi, cibo spazzatura e matrici di sigle aeroportuali.

QUOTE OF THE DAY | Che cosa sarebbe Gesù se nessuno avesse scritto i Vangeli? Fight Club