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Monday, October 6, 2008

25 | A day at the museum

L'AUTUNNO VALENCIANO E' SPLENDIDO QUEST'ANNO. Sabato, per non sprecare una bellissima giornata di sole, sono andato con Capitan Levante al Jardì Botanic, il giardino botanico di Valencia. Quando il clima è mite è veramente un posto piacevole da visitare: oltre al relax all'ombra delle piante si può ammirare la bellissima serra in ferro battuto di fine '800, opera dell'architetto Melìda, e magari leggere qualcosa stando comodamente seduti su una delle panchine ai piedi delle tante palme australiane. Il giardino non è grande e maestoso come quello di Roma, però ci si prova un senso di intimità che li invece manca.
THE VALENCIAN AUTUMN IS WONDERFUL THIS YEAR. Last Saturday I and Capitan Levante went to the Jardì Botanic, the botanic garden of Valencia, to don't waste a beautiful sunny day. When the weather is nice it's really a good place to visit: besides the relax under the shadows of the trees it is possible to admire the beautiful wrought iron greenhouse of late XIXth century, by architect Melìda, and maybe to read a book sitting comfortably on a bench at the foot of some Australian palm trees. The garden is not big and majestic as the one of Rome, but here there is a sense of peace that you cannot find there.

VALENCIA | Serra ottocentesca nel Jardì Botanic

VALENCIA | Echinocactus grusonii, o Asiento de suegra sin espinas

Dopo un'oretta passata tra cactus e corni d'alce siamo andati alla creperia francese dietro Plaza de la Reina, nel cuore storico di Valencia, dove ho potuto gustare una squisita crepe Gargantua accompagnata da birra, caffè e pastis. Abbiamo anche incontrato una simpatica ragazza francese che lavora nell'handling dell'aeroporto.

Nel pomeriggio siamo andati anche al MuVIM, il Museu Valencià de la Il.lustraciò i de la Modernitat, dove c'erano tre mostre: una di manifesti cinematografici svedesi che vanno dal 1915 al 1942 (Boris Karloff, Clark Gable & affini) intitolata CinematoGrafies, una di ritratti di personaggi famosi opere della fotografa basca Erika Barahona, e l'ultima, intitolata Fragments d'un any, la più interessante secondo me, presenta una serie di fotografie sugli eventi svoltisi nell'arco del 2007 a Valencia, dall'America's Cup alle fallas.

VALENCIA | Mostra di locandine d'epoca al MuVIM

VALENCIA | Le due esposizioni fotografiche presenti al MuVIM

VALENCIA | Alcuni scatti dell'esposizione Fragments d'un any

VALENCIA | Intrappolato nel cinema muto

Il museo in sè è inoltre una notevole opera di architettura contemporanea, i cui spigoli di cemento a facciavista si proiettano audacemente sui giardini antistanti. Si, è stato proprio un bel giorno.

VALENCIA | I bagni del MuVIM in esclusiva per voi

VALENCIA | Solito autoritratto, nei corridoi del MuVIM

QUOTE OF THE DAY |


Monday, July 21, 2008

08 | Summer of Valencia

FA CALDO OGGI. Anche adesso che sono quasi le undici di sera, mentre scrivo queste righe stando stravaccato nel mio divano blu. Fa troppo caldo per fare qualsiasi cosa. Capitan Levante, nell’altro divano, fa il bucio come al solito mettendo su canzoni di Biagio Antonacci quasi dovesse prepararsi per una gay parade a sorpresa. Disgustorama!

D’estate qui a Valencia è difficile annoiarsi; al contrario, c’è l’imbarazzo della scelta, sempre che non si lavori (e noi lavoriamo molto poco). Ci sono spiagge, parchi, musei, festival estivi e chi più ne ha più ne metta. Se proprio si mette male si può optare per un tour zingaro al Cabanyal, quartiere storico di inizio ‘900 destinato alla distruzione, un po’ per motivi di speculazione urbanistica e un po’ perché gli zingari, a quanto pare, stanno sulle palle pure ai Valenciani.

VALENCIA | Scorcio del quartiere Cabanyal

Malgrado l’ampia e variegata offerta di attività io e Paolo non riusciamo ad organizzare quasi mai niente, vista la scarsa collaborazione dei nostri colleghi, troppo pigri o troppo presi dalle loro antipatie per mettersi d’accordo e passare un bel pomeriggio tutti insieme. Anzi, scrupolosamente si evitano a vicenda per rendere il clima di questa base acido quanto basta. E dire che quest’estate l’avevo iniziata con tanti buoni propositi, specialmente quelli di andare spesso in spiaggia e di fare tanto sport. Purtroppo in spiaggia ci sto andando poco, anche perché non posso andarci ogni volta solo con Capitan Levante, mentre per quanto riguarda lo sport le cose vanno molto meglio: palestra, piscina, attività all’aperto e passeggiate in bicicletta. Grazie ai numerosi giorni di home stand-by che ci mettono i simpaticoni polacconi del Crew Control di Dublino abbiamo abbastanza tempo libero da prepararci quasi per le Olimpiadi. Io mi sono attrezzato alla grande: corda per saltare, palloni di ogni tipo, forma e dimensioni, racchettoni da coatto da spiaggia e, dulcis in fundo, bicicletta. Erano anni che volevo comprarne una decente, non come quelle di Mondial Casa che ci affibbiavano gli audaci venditori di plastica di Mediaset negli innocenti anni della nostra adolescenza, in pieni anni ’80. E noi, poveri ingenui teenagers cresciuti con McGuyver ed A-Team, facevamo salti di gioia a causa di quell’insperato regalo che accompagnava la batteria di pentole da duemilatrecento pezzi delle nostre mamme. Presto però il regalo si rivelava per quello che era: una maledizione, e delle peggiori, in quanto l’infernale creatura biruote richiedeva una costante manutenzione 24 ore su 24, praticamente per sempre.

ANNI '80 | A-Team e Mc Guyver

Così questo mese, appena mi hanno pagato, sono corso al Carrefour (bello stronzo, potevo andare da Decathlon…vabbè!) e ho comprato una bicicletta degna di questo nome: bella, rossa, ammortizzata ovunque tranne dove serve, e col solo piccolo inconveniente del pedale sinistro che si svita regolarmente ogni 7.5 chilometri. A parte quello, mi porta dove voglio. Questo pomeriggio, dopo qualche test sulla breve distanza, l’ho provata su una pista ciclabile che parte praticamente da casa mia, in Avenida del Cid, e arriva fino alla spiaggia del Saler, estremo meridionale di Valencia. Non ho ancora comprato un contachilometri, ma il percorso deve essere stato di circa 25 chilometri, mettendo in conto che mi sono perso nei campi anche un paio di volte.

La pista inizia nell’antico cauce del Turia, su cui si prosegue fino alla Ciudad de las Artes y Ciencias, da dove praticamente finisce la città e iniziano i campi. Qui non si incontrano più vecchietti che fanno T’ai chi, mamme con passeggini o papà con ragazzini al seguito, ma nemmeno belle ragazze in tenuta da jogging. Dove inizia la pista del Saler si incontrano esclusivamente ciclisti, più o meno in forma. Si prosegue tra i campi e frazioni di villaggi fino alla ferrovia che corre lungo la costa, la quale impone un grosso sforzo per essere superata da noi prodi ciclisti. Dal cavalcavia fino alla spiaggia si prosegue poi indisturbati, anzi, si rischia addirittura di disturbare visto che nei pressi del quartiere Nazareth mi sono imbattuto in due “atleti” che trombavano allegramente nella cabina di un furgone. Viva la Spagna! Purtroppo quando si ha bisogno veramente della macchina fotografica la si dimentica puntualmente a casa!!

Rispetto alla già non bellissima spiaggia della Malvarrosa quelle del Pinedo e del Saler sono più ventose e vicino al porto, per cui non troppo lontano transitano le navi cariche di container che portano le arance e i mandarini valenciani in Cina e i Mandarini cinesi a Valencia. Tuttavia il percorso per arrivarci è molto interessante e offre parecchi scorci suggestivi per fare qualche foto...


QUOTE OF THE DAY | Well, when it comes down to me against a situation, I don't like the situation to win. Mc Guyver

Wednesday, May 14, 2008

07 | UNESCO Dream | La Lonja de la Seda, Valencia

UNO DEI MIEI SOGNI È QUELLO DI VISITARE TUTTI I PAESI DEL MONDO e, nello specifico, tutti i siti dichiarati Patrimonio Mondiale dell’Umanità dall’UNESCO, per poi magari raccogliere i miei pensieri e le mie foto in un libro. So già che esistono chissà quanti libri sull’argomento, ma sarebbe bello fare il mio libro.

I siti UNESCO sono attualmente 830, distribuiti in 138 nazioni nel mondo. Di questi, ben 41 si trovano in Banania e 40 nella sola Spagna, paesi che da soli risultano detentori del 10% circa del totale. Io finora ne ho visitato ben pochi e tra questi mi sembra giusto iniziare con quello che si trova nella città nella quale attualmente vivo.

Qui a Valencia solo un edificio può vantare tale prestigio: è la Lonja de la Seda, considerata da alcuni il più brillante esempio di gotico civile europeo. La Lonja è entrata a far parte del patrimonio UNESCO il 5 Dicembre 1996, come ricorda la targa situata nel giardino. I criteri che le hanno permesso di entrare di diritto tra i siti più importanti del mondo sono il rappresentare un capolavoro del genio creativo umano (i) e l’essere un esempio di un tipo di edificio, insieme architettonico o tecnologico o paesaggio che illustri una tappa fondamentale nella storia dell’umanità (iv).

VALENCIA | Domo posa fiero di fronte alla targa UNESCO

L’edificio fu iniziato il 5 Febbraio 1483, come ricorda l’iscrizione dello scudo situato nell’angolo tra Calle Pere Compte e Calle La Lonja, ossia nel XV secolo, il cosiddetto secolo d’oro valenciano. Durante questo periodo Valencia acquisì importanza e ricchezza grazie ai commerci che passavano per il suo porto, all’epoca uno dei principali del Mediterraneo.

La costruzione della Lonja fu iniziata in stile gotico flamboyant dall’architetto e ingegnere Pere Compte e da Johan Yvarra e non si concluse prima del 1533. L’edificio era, oltre alla maggiore fabbrica architettonica valenciana del tempo, anche un’operazione propagandistica atta a dare lustro alla città e attrarre nuovi capitali. Inoltre rappresentava l’orgoglio cittadino poichè avrebbe dato a Valencia la nobiltà e l’onore che le spettavano.

VALENCIA | La Lonja vista dal satellite

La Lonja sorge di fronte al Mercado Central, altro spettacolare edificio valenciano, e si articola in tre corpi di fabbrica – la Sala de Contratación, il Consulado del Mar e la Torre – piú il giardino.

VALENCIA | Pianta del pianterreno della Lonja

La Sala de Contratación, o Salón Columnario, é il primo spazio che si visita ed anche la parte piú suggestiva del complesso: l’ambiente ha pianta rettangolare, suddivisa in tre navate da una doppia fila di maestose colonne tortili, cui corrispondono 16 semicolonne della stessa foggia. La volta é a crociera a costoloni e la sala si presenta quasi priva di decorazione, se si eccettuano i ricami delle splendide trifore e i motivi sugli stipiti dei quattro grandi portali d’accesso, uno per lato.


VALENCIA | La Sala de Contratacion della Lonja

VALENCIA | Portale su Calle Pere Compte

Il disegno delle crociere é basato su di una geometria sferica, scandita dalle nervature che si raddoppiano in ogni quadrante di ciascuna crociera, le cui intersezioni sono marcate da scudi circolari. Il modello di ispirazione viene indicato nella Lonja de los Mercadores di Palma de Mallorca (1426-1446), la cui gran sala presenta molti elementi di affinitá con la piú ricca loggia valenciana, come le sei colonne elicoidali e l’uso della volta a crociera, qui peró con un arco piú accentuato e senza l’appoggio delle semicolonne alle pareti.

VALENCIA | Particolare della volta del Salon Columnario

L’uso della colonna tortile puó essere ricondotto alla descrizione biblica di Boaz e Joachin, le due colonne situate all’ingresso del Tempio di Salomone a Gerusalemme che ispirarono anche quelle del baldacchino berniniano in San Pietro. Risulta tuttavia quantomai appropriato per uno spazio destinato al commercio della seta, come se le colonne fossero state filate da giganteschi bachi alieni usciti dalla fantasia verhoeveniana di Starship Troopers, e l’effetto finale é curiosamente quello di un palmeto, quasi a sottolineare anche all’interno dell’edificio il clima mite della cittá.

VALENCIA | Particolare della scala della torre della Lonja

VALENCIA | Particolare di una delle colonne tortili

Nel padiglione del Consolato, iniziato nel 1497-98 e sviluppato su quattro livelli, troviamo il salone del Consulado del Mar, meno interessante del salón columnario e raggiungibile tramite un grosso scalone che sale dal piccolo ma grazioso giardino situato nella parte nord del complesso. Trattasi anche in questo caso di un vasto ambiente rettangolare, stavolta privo di colonne, la cui maggior bellezza sta nel sontuoso soffitto ligneo policromo i cui decori riproducono una moltitudine di scene che vanno dal gioco di bambini a lotte tra guerrieri sino a figure grottesche, e nel pavimento marmoreo a scacchi. Secondo le cronache del tempo il re Alfonso il Magnanimo si recó a Valencia appositamente per vedere la ricchezza di questo soffitto. Gli altri tre livelli del padiglione sono la sala ipogea a pilastri ottagonali, il salone allora sede del Tribunal del Comercio del Mar e il piano superiore, situato al di sopra del salone, in cui vi erano solo le stanze private del personale della loggia.

VALENCIA | Il padiglione del Consulado del Mar, nella Lonja

VALENCIA | Particolare decoro della facciata su Plaza del Mercado


Nel complesso l’edificio é squisito e proporzionato, dalle grosse dimensioni ma senza eccedere in monumentalismi. Domo ovviamente é stato entusiasta della visita e ha voluto posare di fronte alla sua nuova conquista.

VALENCIA | Domo in posa di fronte alla Lonja


MAGGIOR PREGIO: Geometria delle proporzioni

MAGGIOR DIFETTO: Incapacità di essere “icona”

QUOTE OF THE DAY | Man may be considered as a superior species of animal who produces philosophies and poems in about the same way a silkworm produces their cocoons and bees their hives. Hippolyte Taine