UNO DEI LATI MIGLIORI DEL MIO LAVORO è l’avere molto tempo libero, talvolta anche quattro giorni la settimana, e col clima eccezionale che fa da queste parti le cose da fare non mancano di certo. Aprofittando di uno dei miei tanti giorni di libertà, martedì sono andato a Sagunto, una città storica situata ad appena mezz’ora di treno da Valencia. Ai più è sconosciuta, però se fate uno sforzo – o se andate a dare un’occhiata su Wikipedia come ho fatto io - forse ricorderete che ha giocato un ruolo importantissimo nella storia antica, avendo causato la scintilla dalla quale scaturì la seconda guerra punica. Annibale la cinse infatti d’assedio nel 219 a.C. e successivamente la distrusse: ciò provocò l’intervento di Roma, che riconquistò la città nel 214 a.C. e vi edificò diverse costruzioni, tra cui un foro, un circo ed uno splendido teatro adagiato su di una collina dove, un po’ più in alto, sorge anche l’acropoli. Del foro e del circo non è rimasto praticamente niente, mentre il teatro è ancora li in ottime condizioni, dopo quasi milleottocento anni, anche grazie all’ottimo restauro completato nel 1993 dal valenciano Manuel Portaceli e dal milanese Giorgio Grassi.Dalla stazione al centro città è una passeggiata di dieci minuti, piacevolissima nel clima generoso d’Aprile, e, giunto al palazzo dell’Ayuntamiento, inizio la salita verso l’acropoli. Dopo pochi metri si entra in Plaza Mayor, dove si affaccia l’abside della chiesa gotica di Sagunto, la Iglesia de Santa Maria, terminata nel XV secolo sopra una precedente moschea araba. Qui come a Valencia si ripercorrono i passi del Cid Campeador e del re d’Aragona Jaume I “El conquistador”, due figure che nella città del Turia vengono celebrate ancora oggi.
Passata la chiesa la pendenza si fa più dura e si inizia l’ascensione verso il Castillo, fortificazione imponente che si scorge un po’ da qualsiasi angolazione. Da qui si percorre una serie di viuzze caratterizzate da case basse in pietra e intonaci colorati, passaggi ad arco e finestre e porte assonnate da cui di tanto in tanto fa capolino lo sguardo curioso di qualche vecchia.
Vale la pena di fare delle brevi soste per catturare qualche scorcio interessante e riprendere un po’ il fiato. Terminate le casette policrome dal piacevole gusto mediterraneo ci si ritrova su di una spianata chiamata Calvario, dove ogni Venerdì Santo si inscena la resurrezione di Cristo. Peccato esserci arrivato con un po’ di ritardo quest’anno! Ciò nonostante il posto è molto suggestivo, caratterizzato da una via crucis a serpentina che col bianco accecante dei suoi muretti porta lo sguardo fino alla chiesetta dell’Ermita, altra pennellata di puro bianco che si stacca con forza dal bruno polveroso del colle. Se ci fosse qualche tocco di blu darebbe l’impressione di stare su di un’isola dell’Egeo, tuttavia fotografando adeguatamente la facciata in modo da farla campeggiare sull’azzurro del cielo si ottiene un’illusione abbastanza convincente di “postcard from Greece”.
Mi soffermo una ventina di minuti a consumare un lauto bocadillo di formaggio e jamón serrano, cullato dalla brezza che soffia sul Calvario e dagli schiamazzi in lontananza di una scolaresca che, come me, ha scelto questo luogo di passione per rifocillarsi prima di attaccare i bastioni dell’acropoli. Guardo ancora la chiesa e scatto qualche foto da mostrare a mio padre: lui adora questo tipo di costruzione, semplice e umile come la gente di campagna, mentre io riesco ad apprezzare anche la mescolanza frenetica di Hong Kong o Bangkok. Mi piacerebbe che fosse qui, ma visto che non è possibile spero che almeno le foto rendano un po’ di giustizia alla bellezza spartana del luogo. Tra l’altro da questa terrazza si gode di uno splendido panorama su tutta Sagunto: si vedono la piazza-giardino del cronista Chabret e una miriade di tetti arancio e facciate bianche, tra cui spicca la mole della chiesa gotica e qualche palazzone che, in Spagna come in Italia, purtroppo non manca mai.
Finita la pausa dedico una buona parte del pomeriggio alla visita al teatro, sicuramente il pezzo più pregiato ed affascinante di tutta la città: quando lo visito non c’è nessuno al di fuori di me e di Domo, il mio compagno d'avventure giapponese, e l’eco dei miei passi sul brecciolino mi fa capire che è valsa la pena di venire fin qui, casomai ce ne fosse stato bisogno.
Il restauro si presenta senza timori, ma con estrema sobrietà: sono state ricostruite parte della cavea e praticamente la totalità della scena. Deve essere molto suggestivo assistere ad uno spettacolo in questo gioiello architettonico e non mancherò sicuramente di rivisitarlo non appena inizieranno gli spettacoli estivi, demolizione permettendo. Eh si, pare che lo buttino giù. Un mesetto fa si leggeva la notizia con Paolo e pensavamo fosse uno scherzo, visto che nessuno si sognerebbe mai di distruggere un teatro romano, per di più dichiarato Monumento Nazionale. Nessuno tranne i Saguntini, pare. Per qualche aberrante bizzarria politica è stato deliberato che entro pochi mesi vengano demolite le opere di restauro realizzate una quindicina di anni fa, il che priverebbe la città di un importante catalizzatore di cultura e ridurrebbe il teatro nuovamente a un rudere. Chissà che faccia farebbe Annibale nel constatare che pochi ignoranti fanno tanti danni quanto migliaia dei suoi soldati. In compenso vedo l'espressione di Domo, che mi sembra abbastanza eloquente.
Curiosando su internet ho trovato una petizione per risparmiare il teatro, se siete interessati potete inviare una mail con nome, cognome, indirizzo e numero di carta d’identità a questo indirizzo elettronico: manifiestoteatrosagunt@gmail.com.
Fatte le mie belle foto in solitaria, aspetto l’arrivo della scolaresca per fare qualche altro scatto e mi dirigo al Castillo convinto che sia interessante almeno quanto il teatro. Tuttavia mi sbaglio, perché è rimasta solo la cinta muraria e le fondamenta di qualche edificio che apparteneva all’antico foro romano.
Il complesso è grande, ma non molto interessante, fatta eccezione per la Puerta de Almenara e per la superba vista a 360 gradi che spazia dalle colline, al centro abitato, al mare. Verso la costa si può vedere la zona industriale di Sagunto, a prima vista una vera schifezza, ma dovrebbe riservare qualche pezzo interessante di archeologia industriale. Tuttavia lo visiterò un’altra volta: manca poco al tramonto e mi sono meritato una bella birra sdraiato sul divano al rientro a Valencia!
QUOTE OF THE DAY | We will either find a way, or make one. Hannibal


