
HO VOGLIA DI SCRIVERE. Ho voglia di scrivere tanto, e bene. Ho voglia di scrivere un articolo, un saggio, una novella o un romanzo con cui possa lacerare questa coperta soffocante e pruriginosa della vita quotidiana, con cui possa gridare e sfogarmi, dare una risposta a tutti i perchè che mi tormentano dall'alba al tramonto e dal tramonto all'alba.
I WANT TO WRITE. I want to write a lot, and good stuff. I want to write an article, an essay, a short story or a novel to cut this suffocating and itchy blanket of daily life, to yell and give vent to my feelings, to give an answer to all the doubts that press upon me from dawn till dusk, from dusk till dawn.
Ho 33 anni, sono cresciuto, sono un uomo. Eppure tutto quello che faccio è volare da una città all'altra, da un aeroporto all'altro e vedere gente tutta diversa e tutta uguale nella sua piccolezza e nella sua superficialità, affannati a rincorrere il nulla per tentare di riempire il vuoto delle loro esistenze.
Non ho voglia di parlare con loro, di starli a sentire; devo fare un grosso sforzo per non annoiarmi e finisco per annoiarmi ugualmente. Anche quando si tratta di persone più interessanti della media, anche se sono ragazze carine, puntualmente sopraggiunge la noia e la pochezza dei loro discorsi.
I am 33, I'm a grown up, I am a man. But all I do is to fly from a city to another, from an airport to another and to see any kind of people, all different but all similar in their meanness and their superficiality, busy in hunting down the thin air in the effort of filling up the void of their existences.
I dont want to talk with them, to listen to them; I must control myself to not get bored and I end up getting bored all the same. Even if there are persons over the average, even if they're cute girls, the boredom and emptyness of their words shows up, as usual.
Ho parlato per qualche minuto con Rocio, impiegata di Terravision nell'aeroporto di Girona: disponibile, gentile, mediamente carina. Eppure era un discorso nato per ammazzare il tempo in attesa dell'imbarco, e morto così rapidamente come era iniziato, senza colore e senza un reale interesse.
A bordo del volo che mi sta portando a Londra c'è Deborah, una hostess moretta dalle forme sinuose e sguardo penetrante, tuttavia non provoca in me nessun interesse se non il desiderio primigenio ed istintivo di darle un paio di bottarelle, ma più per sport che per altro. Penso che potrei conoscerla con facilità, quasi mi sembra di sapere tutti i dettagli della vita che conduce nella città-prigione per i cabin crew che lavorano a Stansted e che risponde al nome di Bishop's Gate: appartamento condiviso con qualche collega, salario al limite della sopravvivenza come si conviene alle nuove reclute, parecchie giornate di lavoro sfibrante a caricare e scaricare passeggeri come se fossero capi bovini e qualche triste serata di similsvago al "Chicago" in cerca di sesso facile con qualche collega allupato, da mascherare la mattina seguente come un errore dovuto all'alcol e mettere così a tacere la coscienza con una facile bugia.
Dov'è la grandezza in tutto ciò, amici miei? Quanti di noi possono analizzare le proprie vite e trovarvi anche solo qualche grammo di gloria, di immortalità o di vita vera? Siamo così occupati a vivere che non abbiamo l'accortezza di provare ad assaporare il gusto di vivere.
Viaggiare non fa che accentuare l'insensatezza della mia condizione, perchè più viaggio e più cresce l'irrequietudine di non conoscere i sentieri dell'animo.
Ho ripreso a leggere molto, come facevo ai tempi del liceo, quando ancora Internet e l'avvento dell'era digitale non mi avevano tolto questo piacere. Sto leggendo i Classici: Stevenson, Dickens, London, Defoe, alla ricerca di un'ispirazione, di uno spirito che guidi la mia mente e la mia mano a raggiungere nobili traguardi e ad esprimere con la stessa pienezza di quegli autori le centinaia di migliaia di pensieri che attraversano le mie sinopsi a velocità stellari.
Pensavo che tutti conosciamo i grandi romanzi, di fama. Chissà perchè tutti ne abbiamo sentito parlare ma quasi nessuno di noi li ha mai letti. E' giunta l'ora per me di ovviare a questa mancanza ed estrapolare da tutte queste opere ciò che di più alto hanno da insegnare. E forse quegli insegnamenti potranno accendere un fuoco nel ghiacciaio della mia mente e lo scioglieranno per farne scaturire fiumi di pensieri impetuosi e devastanti, per far scorrere il fuoco dell'acqua della vita nelle vene del mio corpo sopito ed inerte, per farmi trascendere giornate scandite da decolli ed atterraggi, cibo spazzatura e matrici di sigle aeroportuali.
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1 comment:
E' mattina qua nell'emisfero sud. Sono appena rimasto solo e mangio un pò di pane e nutella sul balcone, mentre il sole autunnale ma sempre severo scalda l'aria frizzante.
Guardo il verde di questa città e l'azzurro del cielo. Penso al fatto di dover fare la casalinga, di voler scattare una foto per strada per il mio blog, e che devo mettermi sul nuovo fantascientifico Mac che ho appena comprato e che potrebbe aprirmi le porte per un nuovo prossimo impiego.
Ma sono anche un pigrone, così sistemo la sedia da campeggio accanto al bacone e mi ci accomodo con il vecchio laptop sulle gambe a controllare che succede nel mondo. E guarda un pò il vecchio Peddiz è riuscito finalmente ad aggiornare il suo blog!
Leggo subito che c'è di nuovo e vengo travolto da una cascata di pensieri che trascinano in acque troppo profonde.
Caro Peddiz, non saprei che dire. Qeesto cielo è troppo azzurro adesso per riuscire a formulare un pensiero decente. E poi comunque, anche qua vicino ai pinguini, non ho capito ancora una mazza.
Dammi ancora 30 anni e poi forse avrò qualcosa da suggerire.
Un abbraccio.
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