QUESTA MATTINA PENSAVO AI MIEI NONNI. Un ricordo abbastanza triste, dal momento che se ne sono andati entrambi. Pensavo a quando erano giovani, alla vita che si faceva a quel tempo, quando bisognava essere veramente coriacei o non si tirava avanti. Di nonno Edoardo ho un ricordo allegro, forse perchè le poche volte che lo vedevo era sempre di buon umore, sempre con quell'aria un po' da furbacchione. D'altronde credo che fosse quasi sempre così, mi ricorda molto mio fratello Sergio.
Mio padre mi raccontava spesso di quando il nonno lavorava in una cava: si occupava di far brillare delle cariche esplosive che avrebbero procurato il materiale necessario alla costruzione di nuove strade nell'allora semi-selvaggia Sardegna. Una volta mio padre andò a trovarlo sul lavoro e per poco non ci lasciava le penne a causa dell'esplosivo.
Storie lontane nel tempo che però non smettono mai di affascinarmi, forse perchè le ho vissute pure io, pur non essendo stato fisicamente presente. Chissà che si dirà di me, un giorno. Se avrò mai dei discendenti potrei raccontar loro di quando tentai la fortuna in Spagna e mi ritrovai a lavorare a quarantamila piedi di quota. O di come mi salvai dallo tsunami del 2004, il Grande Tsunami, magari rendendo la storia un po' più colorita di quello che è, sebbene non ce ne sia bisogno in realtà. Ancora oggi in paese c'è qualcuno che mi chiama Tsunami.
Ricorderò sempre quella volta in cui andammo ad Alghero per trovare i parenti e, mostrandoci un po' schivi di fronte agli spiccioli che ci regalava nonno Edoardo, questi ci rispose: "Non vi preoccupate, che ne ho altri!! Io, se voglio, domattina vado in banca e ritiro anche cinquantamila lire!!". In quel momento ci venne da sorridere a tutti.
Anche di nonno Giomaria ho un buon ricordo, un misto di affetto ed ammirazione. Credo di non aver mai conosciuto in vita mia qualcuno che ha lavorato tanto quanto lui. Iniziò da piccolino, in un tempo che risale a circa cento anni fa -ma potrebbero essere mille o più- quando i figli maschi davano una mano in famiglia non appena possibile, verso i sei o sette anni di età.
In seguito, per tutta la vita, ha lavorato in campagna senza sosta, ogni santo giorno. Forse si è preso una pausa soltanto per il suo matrimonio e il viaggio di nozze a Roma. Che io sappia, l'unico viaggio della sua vita, se si esclude un breve pellegrinaggio a Lourdes quando io avevo più o meno quattordici anni.
Me lo ricorderò sempre alla stessa maniera: buono, serio, infaticabile. Una parte di quella campagna che è stata la sua vita ora appartiene a noi e, malgrado ce l'abbiano bruciata già due volte, è sempre lì. E finchè sarà lì ci sarà anche nonno Giomaria, che sorride sornione tra sassi e ulivi. Quando partivo per andare a studiare a Roma mi guardava sempre con quei fieri occhi azzurri come due zaffiri, dai quali traspariva quasi ammirazione perchè per lui "a studiare si fa più fatica che a lavorare". In realtà quello che provava ammirazione ero io.
QUOTE OF THE DAY | Su traballu fattu cum coru, est aggradessiu a Deusu/Il lavoro fatto con il cuore è gradito a Dio. Detto popolare sardo


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